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mercoledì 7 luglio 2010

Il ritorno di Arancia meccanica

di Stefano Sette
Dopo 32 anni l’Olanda torna a giocarsi la finale della Coppa del Mondo e, dopo aver eliminato il Brasile, gli Orange hanno sconfitto l’ultima nazionale sudamericana rimasta, cioè l’Uruguay. Gli olandesi partono subito bene, andando in vantaggio al 18' con un tiro da fuori area di Giovanni van Bronckhorst su cui Muslera non può fare nulla. A quel punto gli Uruguagi vanno alla ricerca del pareggio, nonostante la condizione fisica deficitaria per via dei supplementari disputati nel quarto di finale contro il Ghana. Al 41' arriva il pareggio con un tiro di Diego Forlan da fuori area, aiutato anche dall'incertezza del portiere Maarten Stekelenburg, mal posizionato. Nel secondo tempo, dopo un errore clamoroso di Arjen Robben sottoporta, tra il 70' e il 73' Sneijder e lo stesso Robben siglano le reti che spianano all’Olanda le porte della finale. Tabarez decide di togliere Alvaro Pereira e Forlan, sostituendoli rispettivamente con Abreu e Fernandez, e durante il secondo minuto di recupero Maxi Pereira realizza il gol del 2-3, che riapre la partita ma non il discorso qualificazione. Nonostante gli attacchi finali della Celeste, l’Olanda riesce a vincere la gara, qualificandosi per la terza volta nella sua storia per la finalissima del Campionato mondiale di calcio, con un organico inferiore rispetto a quello delle finali perse nel 1974 e nel 1978. Nel complesso la formazione di van Marwijk, trascinata dal lavoro di Kuyt, Robben e Sneijder (chissà cosa staranno pensando i dirigenti del Real Madrid), ha giocato meglio rispetto all’Uruguay, che ha avuto la possibilità di stare in partita grazie alle giocate di Forlan e Maxi Pereira, e che dovrà accontentarsi della finale per il 3° e 4° posto di sabato sera (risultato comunque prestigioso per un Paese con poco più di tre milioni di abitanti). Mercoledì sera Tedeschi e Spagnoli stabiliranno chi sarà la seconda finalista di un mondiale che a livello tecnico è da considerarsi il migliore degli ultimi 16-20 anni, mentre a livello statistico è già entrato nella storia, poiché per la prima volta una nazionale europea sarà campione del mondo fuori dal proprio continente: in precedenza ciò era riuscito solo a squadre sudamericane (il Brasile nelle edizioni 1958, 1970, 1994 e 2002, e l’Argentina nel 1986). Sulla carta è favorita la Germania, per il gioco espresso e per l’esperienza internazionale maturata nel corso degli anni, ma la Spagna, nonostante un gioco latitante espresso fin’ora, è riuscita a sfatare il tabù dei quarti di finale dopo sessant’anni e a classificarsi tra le prime quattro. Un fatto che a livello psicologico potrà galvanizzare gli Iberici.

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