
di Stefano Sette
E adesso diamo qualche voto mondiale, dal podio vincente fino alla delusione più cocente.
Germania 8: partita senza grosse credenzialità, ha dato il meglio di sé fin dalla gara d’esordio contro l’Australia, risultando il miglior attacco del torneo con 16 reti segnate. Molto buone le prestazioni dei giovani Ozil e Müller, dell’esperto Klose, un attaccante che col passare degli anni è diventato decisivo contro le big, e del portiere Neuer, protagonista di gesta positive. Da considerare anche i risultati ottenuti nei tornei nazionali giovanili, che garantiranno un futuro roseo al movimento teutonico.
Spagna 7,5: prima Campione d’Europa e poi Campione del Mondo. Che dire di più? Ha interrotto la saga di edizioni negative in cui non andava mai oltre ai quarti di finale e questa volta, pur giocando meno bene rispetto alla rassegna continentale di due anni fa, è andata fino in fondo, grazie soprattutto al lavoro dei centrocampisti Xavi e Iniesta (quest’ultimo autore del gol partita in finale), all’attaccante David Villa, capocannoniere di Euro 2008 e capocannoniere di Sudafrica 2010, e anche al portiere Casillas, miglior portiere del torneo e imbattuto negli ultimi 433 minuti giocati. Così come la Germania, anche la Spagna ha intrapreso la politica dei giovani, affidandosi alla cantera (vivaio) ottenendo ottimi risultati sia a livello giovanile che a livello di Nazionale maggiore.
Olanda e Uruguay 7: classificate tra le prime quattro finaliste contro ogni pronostico, hanno affrontato la fase finale puntando sulle individualità arancioni di Robben e Sneijder e sulle prestazioni celesti di Forlan. Nello scontro diretto, in semifinale, ha avuto la meglio l’Olanda che però, all’atto finale, ha deluso le aspettative, meritando la sconfitta a differenza delle due finali perse negli anni’70.
Argentina 6: considerata la favorita alla vigilia, ha disputato le prime quattro partite senza paura, galvanizzata dalla presenza in panchina di Maradona. Poi, nel quarto di finale contro la Germania, la Seleccion ha provato a reagire allo svantaggio iniziale creando alcune palle gol, ma dopo lo 0-2 non c’è stato più nulla da fare, e non ci sarebbe stato nulla da fare anche se il CT avesse convocato Cambiasso e Zanetti, o se avesse fatto giocare Milito. Tutto sommato l’operato di Diego è da considerarsi sufficiente e la Federcalcio argentina farebbe bene a riconfermarlo, a meno che non si tiri indietro lui.
Brasile e Portogallo 5: considerate rispettivamente una delle favorite alla vittoria finale (Brasile) e una buona out-sider (Portogallo) hanno entrambe deluso nei momenti decisivi. I Verdeoro, dopo il vantaggio iniziale con l’Olanda, hanno sciupato molto e sono stati puniti da un errore difensivo della premiata ditta Felipe Melo – Julio Cesar, che ha compromesso la qualificazione. Il Portogallo invece puntava tutto su Cristiano Ronaldo che, dopo una Liga altalenante con il Real Madrid, ha offerto prove incolore soprattutto nell’ottavo di finale contro gli Spagnoli, confermando che l’unico vero Ronaldo è il trentatreenne brasiliano. Cristiano, purtroppo per lui, di Ronaldo ha solo il cognome.
Inghilterra 4: arrivata alla fase finale come una delle protagoniste, è andata in tilt già nella gara d’esordio contro gli States. Nonostante la presenza in panchina di Fabio Capello, la squadra ha evidenziato i limiti di sempre: i giocatori arrivano al Mondiale cotti a causa dei troppi impegni con i club (disputano due Coppe nazionali, parallelamente a Campionato e possibili Coppe europee) come Gerrard e Lampard e Rooney, reggono poco le pressioni e le critiche, e negli ultimi anni hanno trovato solo portieri colabrodo come Green e James. Dopo aver superato a fatica il primo turno la squadra di sua maestà è uscita malamente contro la Germania per 1-4 e nel dopo gara mentre Capello, da bravo italiano, se la prendeva con l’arbitro, mentre tifosi e stampa britannica se la prendevano con l’allenatore e la squadra per le deludenti prestazioni. Dopo l’ennesimo Mondiale gettato va viene il dubbio: e se la squadra di Sua Maestà la Regina fosse davvero stata spesso sopravvalutata?
Italia 3: checchenedicano tifosi e presunti esperti, non sono stati lasciati a casa dei fenomeni visto che gli esclusi, fatta eccezione per Balotelli Campione d’Europa a neanche 20 anni, sono giocatori che danno il massimo in Serie A ma che a livello internazionale, alla prima difficoltà, non riescono a reagire. Detto questo le prestazioni azzurre sono state un disastro, con giocatori che facevano fatica a muoversi contro Nuova Zelanda e Slovacchia, tranne nell’ultimo quarto d’ora dell’ultima partita. Dopo l’umiliante eliminazione con zero vittorie (mai successo nella storia azzurra) Lippi e Abete hanno ammesso pubblicamente le loro colpe, un gesto spontaneo ed elegante che però è stato percepito da qualcuno come una presa in giro (strano, dal momento che in questo Paese è sempre colpa degli altri). La ricostruzione azzurra è stata affidata a Prandelli facendo affidamento anche su calciatori giovani ma, mentre in Germania e Spagna si è avuta pazienza, da noi o i risultati arrivano subito oppure si cambia in continuazione. Da questo punto di vista, il lavoro del nuovo CT non sarà affatto semplice.
Francia 2: insieme all’Italia è la grande delusione del Mondiale africano ma, mentre gli Azzurri hanno solo deluso in campo, i Galletti si sono resi protagonisti di episodi censurabili anche in altri ambienti, con Nicolas Anelka che è stato espulso dal ritiro dopo aver insultato il suo CT Domenech dandogli del figlio di buona donna. Dopo l’eliminazione al primo turno sono arrivate le dimissioni del presidente federale Escalettes e la sostituzione di Domenech con Laurent Blanc, ex tecnico del Bordeaux, già decisa prima della partenza in Sudafrica. Blanc, come Prandelli, sarà alle prese con un nuovo ciclo di giocatori e un ricambio generazionale: anche per lui si preannuncia un compito difficile.













