
di Simone Lo Giudice
Stasera si va in scena. Quattro anni dopo la serata di Berlino 2006, le certezze sembrano venire meno e le scommesse paventano gli scettici. Eppure il Mondiale sudafricano veste l'abito azzurro: difensivismo sfrenato e (Germania a parte) preoccupante incapacità finalizzativa. Quel flagellato "Jabulani" sembra quasi scottare tra i piedi. I cross si rivelano spesso voli pindarici diretti alla piccionaia di turno. I tiri di prima intenzione decollano dal suolo appena il piede rilascia la rinnegata sfera. E le Grandi come stanno? La sterile Francia affidata allo zodiaco domenechiano, la fantastica Argentina mal schierata dal credo maradoniano, la granitica Inghilterra affondata dal suo ennesimo portiere suicida. Menomale che c'è la solita Germania: giovane e guascona, l'unica compagine mondiale senza paura. Olanda, Brasile e Spagna devono ancora rispondere all'appello mondiale. Ma la sensazione è che la nostra Nazionale possa dire la sua. In Sudafrica si parla il "difensivile", il nostro idioma prediletto. Lippi può lasciare il segno. Piccolo requisito minimo? Se l'Italia s'è desta... niente di paura!
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