il giornale degli studenti dell'Università di Pavia

martedì 29 giugno 2010

Le tecnologie arbitrali e i luddisti del calcio

di Riccardo Carcano Casali
Dopo gli incredibili errori arbitrali che hanno penalizzato Inghilterra e Messico negli ottavi di finale, ecco che Blatter, numero uno della FIFA, decide di riaprire il dossier sull’uso delle tecnologie per l’arbitraggio. Era ora. Il supporto tecnologico è necessario perché simili scandali non facciano più storia. Eppure c’è già un nutrito gruppo di luddisti (termine nato nel Settecento per indicare coloro che sono avversi alla meccanicizzazione tecnologica) pronti a criticare questa riapertura. Le loro ragioni? Rallentamento del gioco, perdite di tempo, tecnologie ancora non sufficientemente sicure. Forse quello che li spaventa è che una macchina possa decidere i destini delle loro squadre. Quest’idea di perfezione toglie il piacere masochistico del torto subito, dell’orgoglio ferito da vendicare che rende il tutto eroico. Il loro errore sta nel non comprendere che l’apporto tecnologico deve essere dosato come un utile complemento, e non come un sostituto dell’arbitro, che è comunque colui che prende la decisione e si assume la responsabilità finale di eventuali errori. È vero che un impiego massiccio delle tecnologie sarebbe deleterio (non si può pensare di utilizzare la moviola per ogni singolo fallo, o fermare un’azione per fallo per poi scoprire che si è preso un granchio), ma dobbiamo fare lo sforzo di cedere un po’ di competenza nelle mani delle macchine, che un aiuto, specialmente per i famigerati e i più ingiusti “gol fantasma”, lo possono dare eccome.

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