il giornale degli studenti dell'Università di Pavia

mercoledì 30 giugno 2010

La quarta meraVILLA

di Simone Lo Giudice
La proteggerà dalle paure delle ipocondrie: il belloccio David Villa ha preso una Roja per i capelli tra un passato balbettante e un futuro lussureggiante. Spagna e Portogallo se le sono date di santa ragione, lo spettacolo è rimasto in platea, ma il capocannoniere mondiale ha bruciato l'erba come sempre. La sua quarta meraVILLA stende gli avversari e proietta la regina d'Europa ai quarti di finale. Ci sarebbe una posizione sospetta al momento della conclusione, ma sarebbe un'alibi troppo fragile per il vulnerabile CR7. Cristiano Ronaldo ha mancato l'appuntamento al Mondiale sudafricano, afflitto dalla rooneyte: tanto rumore fuori dal campo, poca sostanza dentro il campo. La Spagna fa il suo, cioè manda in scena Villa. Occhio alla Roja: tanto fascinosa quanto malefica. Ma non ditelo all'allenatore Del Bosque: se no Vicente!

CHE paraGUAI PER IL GIAPPONE!

di Simone Lo Giudice
Un'attesa sospirata per una vita e rimasta distante 11 metri. Dopo un incalzante girone eliminatorio, l'Honda giapponese si è infranta sullo scoglio paraguaino al termine di una sfida estenuante. 90 minuti sono insufficienti, i supplementari mettono paura, i rigore irrigidiscono il fiato. Ci pensa il bomber Oscar Cardozo a porgere il fazzoletto alle lacrime nipponiche, capitalizzando al meglio l'errore precedente del povero Yuichi Komano. A Pretoria i rigori parlano paraguaiano: 5-3 per i ragazzi di Gerardo Martino e ai quarti sbarca anche la quarta squadra latino-americana in lizza per il titolo Mondiale. Cancellato il continente asiatico tra ambizione e impotenza. Per il giapponese Takeshi Okada resta la soddisfazione di aver eguagliato il record firmato dal francese Philippe Troussier nel Mondiale 2002. La maledizione degli ottavi di finale: CHE paraGUAI PER IL GIAPPONE!

martedì 29 giugno 2010

BRASIL es invenCIbLE

di Simone Lo Giudice
Tre squilli di tromba. Il Brasile dunghesco prosegue la sua marcia finale, scansando ai suoi lati le critiche mediatiche. L'ardore cileno è presto destinato a infrangersi sul muro tecnico brasiliano. Apre le danze l'insolito Juan, che infila di testa un perfetto calcio d'angolo scagliato dalla destra. Luis Fabiano non perde il filo del discorso: 2-0 e quarto di finale distante appena tre quarti d'ora. Nel secondo tempo c'è spazio anche per la firma del vaporoso Robinho, al primo goal sudafricano. BRASIL es invenCIbLE: aspettando l'Olanda robbeniana per un suggestivo revaival di una gara mondial-novecentesca. 7 Luglio 1998 in terra francese: il Brasile di Ronaldo Senior ha appena obliterato il biglietto per la finalissima, a discapito dell'Olanda degli storici gemelli. Dunga e van Marwijk hanno disciplinato due scuole pallonare tanto attacco e poca difesa. Quanto tempo ci separa da quella serata francese.

Le tecnologie arbitrali e i luddisti del calcio

di Riccardo Carcano Casali
Dopo gli incredibili errori arbitrali che hanno penalizzato Inghilterra e Messico negli ottavi di finale, ecco che Blatter, numero uno della FIFA, decide di riaprire il dossier sull’uso delle tecnologie per l’arbitraggio. Era ora. Il supporto tecnologico è necessario perché simili scandali non facciano più storia. Eppure c’è già un nutrito gruppo di luddisti (termine nato nel Settecento per indicare coloro che sono avversi alla meccanicizzazione tecnologica) pronti a criticare questa riapertura. Le loro ragioni? Rallentamento del gioco, perdite di tempo, tecnologie ancora non sufficientemente sicure. Forse quello che li spaventa è che una macchina possa decidere i destini delle loro squadre. Quest’idea di perfezione toglie il piacere masochistico del torto subito, dell’orgoglio ferito da vendicare che rende il tutto eroico. Il loro errore sta nel non comprendere che l’apporto tecnologico deve essere dosato come un utile complemento, e non come un sostituto dell’arbitro, che è comunque colui che prende la decisione e si assume la responsabilità finale di eventuali errori. È vero che un impiego massiccio delle tecnologie sarebbe deleterio (non si può pensare di utilizzare la moviola per ogni singolo fallo, o fermare un’azione per fallo per poi scoprire che si è preso un granchio), ma dobbiamo fare lo sforzo di cedere un po’ di competenza nelle mani delle macchine, che un aiuto, specialmente per i famigerati e i più ingiusti “gol fantasma”, lo possono dare eccome.

lunedì 28 giugno 2010

VOLAnda ai quarti

di Simone Lo Giudice
L'arancione spopola sulla tavolozza sudafricana. La terra dei Boeri fa chiudere gli occhi alla truppa di Bert van Marwijk, sognando la finalissima mondiale. Nel pomeriggio orfano dell'Italia suicida, ci pensa ALIEN Robben a rapire l'attenzione terrestre: sinistro preciso scagliato al limite dell'area di rigore slovacca e vantaggio messo in cassaforte. I ragazzi di Marek Hamsik provano a impensierire la porta arancione, ma il portiere Stekelenburg legittima il titolo di olandese volante. A chiudere il discorso qualificazione ci pensa il genietto Wesley Sneijder, che finalizza al meglio un traversone radente in area di rigore e messo dentro dallo stakonovista Dirk Kuyt. Per i nostri giustizieri slovacchi, registriamo la soddisfazione di un rigore trasformato dal sorprendente Robert Vittek all'ultimo pallone giocabile. Aspettando il latinissimo Brasile-Cile di questa sera, gli Olandesi già festeggiano. VOLAnda ai quarti: in vista semifinale, in rotta finalissima.

domenica 27 giugno 2010

poco MESSIco, tanta ARGENTINA!

di Simone Lo Giudice
Quarta partita e quarta vittoria. Bottino pieno e Germania in vista. La compagine di Maradona spopola al Mondiale sudafricano, sempre e comunque. I Messicani hanno testato a lungo la resistenza della difesa argentina, ma niente da fare. A spuntarla è Carlos Tevez prima (in evidentissimo fuorigioco, clamoroso errore della terna arbitrale italiana) e Gonzalo Higuain poi (su uno sciagurato errore del povero Ricardo Osorio). 2-0 all'istante e qualificazione congelata. Nello scontrino del secondo tempo c'è il silurio vincente di Tevez da fuori area e il goal della bandiera messicana (firmato da Javier Hernandez, prossimo allievo di Sir Alex Ferguson al Manchester United). Manca all'appello solo la Pulce: buoni spunti, ma ancora a stomaco vuoto di goal. Morale della favola? poco MESSIco, tanta ARGENTINA!

capHELLO!

di Simone Lo Giudice
God save don Fabio! Un lauto ingaggio per uno storico flop. Probabilmente la Nazionale dei Tre Leoni è rimasta al di là del Tamigi, perchè nelle quattro partite sudafricane abbiamo ammirato solo Undici Gazzelle. I Tedeschi hanno schiaffeggiato per quattro volte la rete difesa dallo sciagurato Calamity James. Ci sarebbe anche un clamoroso errore arbitrale: goal annullato a Frank Lampard sul 2-1 tedesco. Ma non puoi ricorrere a un'alibi simile in un momento così. Capello ha stravinto le garette di qualificazione al Mondiale portando avanti strategie già sfortunamente consolidate nella tradizione inglese: portiere impresentabile, difesa incerta, centrocampo afflitto dall'incompatibilità Gerrard-Lampard, attacco appeso a Rooney (0 goal in 4 partite al Mondiale 2010) e al solito lungagnone alla Heskey o alla Crouch. Consigliamo ai nostri connazionali con la valigia di dirottare immediatemente il proprio viaggio in Sudafrica. Da stasera anche l'ultima truppa italiana ritorna a casa. Don Fabio sarà di nuovo in terra inglese e sulla carta dovrebbe rimanerci per i prossimi due anni. Ma in riva al Tamigi già ci stanno pensando su: capHELLO!

sabato 26 giugno 2010

Africa! Vamos a GHANAr!

di Simone Lo Giudice
Americani? Sveglia! E' ora di andare a scuola di pallone! Il sogno è finito. Sul più bello la banda di Bob Bradley si è ammalata in preda al virus nero. Il Ghana era l'unica Nazionale africana superstite, sarà l'unica a sopravvivere fino al 2 Luglio prossimo. Inizio travolgente: il goal nero manda in bianco la difesa avversaria. Ci pensa il tedescofono Kevin Prince Boateng. Nel secondo tempo è il solito Donovan a rimettere in piedi gli Stati Uniti: è 1-1! Ma non basterà. Il killer Asamoah Gyan è pronto a colpire nel primo tempo supplementare: This time for Africa! Le lancette corrono, il cuore batte. Il Ghana sbarca ai quarti di finale, eguagliando le gesta del Camerun 1990 e del Senegal 2002. La tenuta giallorossa gli ha portato fortuna in questa serata storica. Un accostamento quasi spagnoleggiante, per una bicromia rivelatasi vincente. E allora: Africa! Vamos a GHANAr! A volte anche le Stelle Nere possono splendere di notte.

A.A.A. Cercasi talenti italiani

di Riccardo Carcano Casali
Maradona sostiene che con un Totti o un Del Piero l’Italia sarebbe arrivata più lontano. Ha ragione e torto allo stesso tempo. È vero che un giocatore così, che con un colpo di genio risolve le partite, all’Italia è mancato. Ma certo non si poteva riesumare qualche “grande vecchio” per questo Mondiale. Nel 2006 Totti e Del Piero erano già giocatori maturi, e il loro apporto qualitativo rappresentava il giusto bilanciamento alla quantità offerta dai giocatori più fisici. Bisognerebbe guardare avanti, ma oggi come oggi il panorama è desolante. I grandi del passato (prossimo) sono acciaccati, e non c’è nessuno veramente degno di sostituirli. Non è che manchi il talento in sé, ma le condizioni mentali che fanno il campione vero. Cassano è maturato tardi, e ha pagato i suoi errori passati anche più del dovuto. Balotelli è davvero una mina vagante: ha perso la testa in situazioni ben più serene della partita contro la Slovacchia, ma ci dobbiamo aggrappare a lui per il futuro. E mi riesce difficile trovare altri nomi che corrispondano all’identikit. Ci sarà pure una flessione italiana nell’andamento dei geni calcistici, ma mentre i club esteri inesauribilmente sfornano piccoli campioni (il Barcellona, giusto per fare un nome), le squadre italiane sembrano voler cercare rivelazioni solo in Sud America. E la nostra Nazionale ne soffre.

venerdì 25 giugno 2010

la SPAGNA non fa CILEcca

di Simone Lo Giudice
Niente tremarella. La compagnia di Vicente Del Bosque non si fa prendere dalla frenesia e con due vittorie ribalta la sciagurata partenza Mondiale. Ci pensa il solito Villa ad aprire le danze, infilando lo svagato il portiere cileno dalla distanza. Poi scende in pista Don Andrés Iniesta con una destro preciso, quasi un colpo di biliardo. 2-0 e paura spedita in tribuna. Nel secondo tempo rientra in partita il Cile, che trova il goal del 2-1. Ma poi si depongono le armi. La Svizzera chiuderà il suo Mondiale con uno scialbo 0-0 contro gli orgogliosi honduregni. Dunque: Spagna prima vista Portogallo, Cile secondo vista Brasile. Da domani iniziano gli ottavi di finale. Chi sbaglia è perduto. Intanto la Spagna si è limitata a non fare CILEcca sul più bello. Forse è sbocciato un frutto mondialmente maturo.

giovedì 24 giugno 2010

MArCELLO italia

di Simone Lo Giudice
Quattro anni fa ci ha fatto piangere di gioia, oggi di dolore. Lippi ha costruito la sua Nazionale, non quella di tutti. Ha difeso le sue scelte fino all'ultimo pallone giocabile, ma poi si è dovuto ricredere. A casa la qualità cassanica e in campo l'operaia esperienza (forse fin troppo appagata). La rosa lippica ha scritto la pagina peggiore del calcio italiano nella storia dei Mondiali. Semplicemente l'elogia della follia: domati dal Paraguay, frenati dalla Nuova Zelanda, ridicolizzati dalla Slovacchia. Un macro-fallimento figlio di micro-disastri: proviamo a mettere tutto nero su bianco.

FALLIMENTO TATTICO - Lippi voleva un'Italia camaleontica, tanto duttile quanto affidabile. Ma i leoni si sono riscoperti gazzelle. Dal 4-2-3-1 al 4-4-2 fino al 4-3-3: tanti numeri per poche idee. Marchisio trequartista da sconfessare e Gilardino titolare da rinnegare. Ma nemmeno la difesa se l'è passata bene: 5 goal subiti in 3 partite, numeri impietosi se paragonati alla difesa granitica del 2006 (2 goal subiti in 7 partite). Lippi ha fallito la sua missione tattica in terra sudafricana, senza se e senza ma.

FALLIMENTO DEL GRUPPO - La forza del gruppo come fiore all'occhiello di una Nazionale vincente. Peccato aver dimenticato tutto il resto. Perchè il gruppo spesso nasce strada facendo, non dal nulla per una magica alchimia. Da una parte i senatori e dall'altra le reclute: l'Italia dimezzata. Una rosa profumata di decaduta juventinità: 6 bianconeri rispondenti all'appello su una gamma di 23 elementi azzurri. Nel 2006 accadde qualcosa di simile, ma si trattava di una Juventus splendida splendente, niente a che vedere con lo sfacelo della stagione 2009-2010.

FALLIMENTO DEI SINGOLI GIOCATORI - Impietoso il ruolino dell'Italia sudafricana: 2 pareggi e 1 sconfitta, eliminazione al primo turno. Non accadeva da 36 anni. Una combinazione numerica che ricorda da vicino l'età di Fabio Cannavaro, il capitano del trionfo di Berlino e dell'umiliazione di Johannesburg. Forse avrebbe fatto bene a chiudere la sua carriera azzurra in quella magica notte, anziché in questo nefasto pomeriggio. Accanto a lui saluta anche l'arrancante Ivan Gennaro Gattuso, eroe scongelato da Lippi per l'ultima battaglia mondiale. Anche Zambrotta e Camoranesi rischiano di aver abbandonato la scena, difficile che il neo-arrivato Prandelli decida di ripresentarli.

FALLIMENTO DI LIPPI - Marcello ci ha deluso. Non ci ha ascoltato e sei uscito da sconfitto. E non centra niente il tormentone "Cassano sì, Cassano no". Gli Italiani volevano una squadra vogliosa, coraggiosa, affiatata. Si sono ritrovati di fronte a un palloncino sgonfio e privo di vita. Si è visto di tutto in Sudafrica. Una Nazionale che rinneghiamo, semplicemente perchè non è l'espressione del nostro calcio. Solo due parole: MArCELLO italia.

mercoledì 23 giugno 2010

gli ottavi in DONOvan

di Simone Lo Giudice
Il sogno Americano ha rischiato tramutarsi in incubo. A Pretoria è andato in scena uno 0-0 tanto estenuante quanto infinitamente sospeso tra gioia e dolore. Fino a quel 91' minuto. L'Algeria si spinge in avanti affamata di qualificazione, ma il portiere statunitense Howard salva tutto e rilancia il contropiede a stelle e strisce. In un attimo siamo dall'altra parte: pallone scagliato dall'estroso Clint Dempsey, il portiere nigeriano M'Bohli respinge, arriva Land Donovan sulla ribattuta e fa la storia. Gli USA passano quando gioire sembrava impossibile, legittimando quattro anni di apprendistato mondiale, culminati nella finale persa contro il Brasile alla Confederations Cup 2009. Il capitano Donovan elegge la sua Nazionale come primatista del girone C, davanti all'Inghilterra dell'infedele Beckham (un pò al fianco dello stesso Donovan ai Los Angeles Galaxy e un pò altrove, dove il calcio è europeo e forse è anche migliore). Landon non aveva mai perdonato il volantino David e oggi gli ha rifilato un destro micidiale. Gli USA finiscono nella parte agevole del tabellone finale, dirottando i balbettanti Inglesi nell'altra metà, quella più difficile. Ci ha pensato Landon: gli ottavi in DONOvan... e forse non solo gli ottavi.

El Diego, il genio pasticcione che fa grande l’Argentina

di Riccardo Carcano Casali
Non ci credevamo e ancora fatichiamo a crederci, ma l’Argentina di Diego Armando Maradona si rivela squadra tosta e si candida di diritto tra le favorite al titolo mondiale. Inconcepibile pensare a un exploit simile fino a qualche mese fa, quando la seleccion arrancava nelle qualificazioni, facendo piangere gli Argentini di dolore almeno quanto ora li fa piangere di gioia. Dov’è finita quella squadra inconcludente e timida? Che il tasso tecnico dei giocatori sia impressionante è indubbio, ma da solo non era bastato. Ciò che stupisce davvero di questa squadra è il coraggio. Già il modulo, con le tre punte e Veròn playmaker alto, evidenzia il fegato di chi non si preoccupa nemmeno di difendere. Ma l’Argentina somiglia al suo allenatore: sopperisce con una personalità dirompente alle mancanze tattiche, crea la solidità come mix di audacia e follia. E il merito, chi se lo sarebbe immaginato, è davvero tutto del Pibe de Oro, un genio pasticcione. In un Mondiale, dove sono tante le variabili che contano, ma la mentalità vincente è il vero valore aggiunto, Diego si è esposto sempre in prima persona, primus inter pares, giocatore tra i giocatori, e ha saputo strappare via ai suoi “figli” ogni paura di sbagliare. Quella stessa paura che nei momenti decisivi accompagna i forti più dei deboli, e che in questo sorprendente Mondiale è l’anatema delle Grandi. Il Messico sarà un osso più duro da spolpare, ma l’Argentina ha i denti per far male.

martedì 22 giugno 2010

Uscire così...che malouDA!

di Simone Lo Giudice
Giù il sipario sulla tragedia francese. Il drammaturgo Domenech ha diretto la sua ultima messa in scena. Uno spettacolo che schiaffeggia la storia transalpina in terra calcistica. Tre atti recitati a scena muta: tanti attori potenziali, ma nessun protagonista reale (a parte il solito Raymond). Un pareggio con il sorprendente Uruguay, una sconfitta subita dal giovane Messico, una disfatta rifilata dal vaporoso Sudafrica. Ma abbiamo assistito a indimenticabili intermezzi di gusto farsesco: Anelka rispedito a casa per un eccesso di sincerità nei confronti dell'alienato Raymond, l'allenamento saltato per sciopero generale del truppa, i giornali nazionali che fotografano impietosamente la sconfitta calcistico-sociale della Nazione. Intanto le scelte del drammaturgo Raymond sono già storia: Henry titolare in panchina e Gignac panchinaro in campo, Gourcuff un pò coccolato e spesso bistrattato, Ribery predicatore nel deserto. Tutto questo mentre la fascia di capitano continua a saltellare da un braccio all'altro senza meta. Si salva solo Florent Malouda, l'autore dell'unico goal transalpino realizzato al Mondiale sudafricano. Adieu Raymond! Uscire così...che malouDA!

lunedì 21 giugno 2010

Il settebello del PORTOsbALLO

di Simone Lo Giudice
La Cenerentola del Mondiale ritorna a casa. Ecco il bottino della Corea del Nord: ieri aveva spaventato il Brasile, oggi ha steso il tappetto rosso per la passeggiata portoghese. Primo tempo in equilibrio finché non ci pensa il factotum Raul Meireles: inserimento centrale e punteggio sbloccato. Gli Iberici tirano un bel sospiro di sollievo di fronte allo spauracchio coreano. Le lancette corrono veloci destinazione intervallo. Il secondo tempo è un elegio della scuola iberica: i Coreani staccano la spina e restano al buio. Al condottiero Raul Meireles seguono Simao, Hugo Almeida, Tiago, Liedson, Ronaldo e ancora Tiago: settebello servito sul banco da gioco. Il volto coreano resta tumefatto dai sette schiaffi rifilati dal PORTOsbALLO. Cala il sipario sulla tragedia orientale e le belle favole restano imprigionate nei libri. Purtroppo.

domenica 20 giugno 2010

Cercatasi la Nuova Italia. Trovatasi la Nuova Zelanda

di Simone Lo Giudice
Approccio sbagliato, difesa disattenta, attacco inespresso. Ti aspetteresti la radiografia della Nuova Zelanda, invece questo è il bollettino medico dei Campioni del Mondo. Il vantaggio neo-zelandese arriva quasi subito: calcio piazzato, presunto fuorigioco dell'ariete Smeltz, Cannavaro impreciso in chiusura e siamo sotto. Facciamo fatica a reagire. Grazie a un rigore generoso torniamo in partita: Iaquinta ci rimette in corsa. Primo tempo confezionato in un bel pacco e regalato ai Neozelandesi. Nel secondo tempo va in scena l'Italia paraguaiana: come nella prima partita, tanta grinta e poco altro. Camoranesi per Pepe si è rivelato un cambio discutibile. Non siamo veloci, abbiamo poca qualità, pensiamo più a disfare gli altri che a costruire noi stessi. Non è finita qui, ma si fa più dura. Gli Azzurri sono in precario equilibrio sul precipizio Mondiale: possono ancora arrivare primi, possono chiudere per secondi, possono uscire dal Mondiale in largo anticipo. Cercavamo una Nuova Italia. Abbiamo trovato la Nuova Zelanda. E questo ci basta per rendere l'idea.

venerdì 18 giugno 2010

L'Inghilterra va ancora in bianco

di Simone Lo Giudice
Capello aveva a lungo elogiato quella divisa: bianco che non fa una grinza. Le idee chiare e trasparenti prima di tutto. Peccato che le qualificazioni mondiali siano state archiviate da tempo. Il ruolino elogiativo dei Tre Leoni in Europa ha fatto spazio all'imbarazzante prova sudafricana. Due gare e due pareggi, un goal fatto e un goal preso. Poco, pochissimo per sir Capello strenuo difensore del 4-4-2. La sua rosa è priva di prime punte agili: se metti Heskey o Crouch cambia poco. Rooney potrebbe tranquillamente caricarsi l'attacco sulle spalle, magari smezzandosi il lavoro con gli inserimenti di Gerrard e Lampard (ormai più trequartisti che mediani). Non sembra poi così lontana l'era Sven-Goran Eriksson, tanto infruttuosa quanto eccessivamente rinnegata vista l'inconsistenza attuale. L'Inghilttera va ancora in bianco: anzichè pensare alla divisa, sarebbe stato meglio allenarsi a padroneggiare il pallone a dovere. Waiting for the future.

Una sorpresa in SERBO

di Simone Lo Giudice
Ieri aveva incantato. Oggi ha deluso. L'umore tedesco è salito sull'altalena di questo metereopatico Mondiale. Non bisogna dare niente per scontato nel continente nero. Dall'ingenuità di Miroslav Klose (espulso nel primo tempo per doppia sciocca ammonizione) all'errore di Lukas Podolski dal dischetto (e il mancato pareggio in corsa). Gli applausi d'esordio hanno ipnotizzato i ragazzi tedeschi: giovani e coraggiosi ieri, giovani e inesperti oggi. La Germania ci aveva rassicurato sulle sorti di questo abulico torneo mondiale. Ma poi il virus dell'imprevedibilità ha infettato anche gli spumeggianti ragazzi di Loew. Una sorpresa in SERBO anche oggi. E scommettiamo che non sarà l'ultima. Per la Germania resta tutto aperto e niente Klose (contro il Ghana all'ultima gara del girone).

giovedì 17 giugno 2010

afFRANCIAtevi... che è meglio!

di Simone Lo Giudice
Non gli resta che andarsene. Ribery e compagni hanno quasi obliterato il biglietto di ritorno. Il Messico ha schiantato la Francia, il calcio di Aguirre ha umiliato l'anti-calcio di Domenech. L'odiato Raymond sta seduto sulla panchina francese dal 2004: prima ha perso la nostra finale mondiale nel 2006 e poi niente più. Via da EURO 2008 e quasi via da SUDAFRICA 2010, sempre al girone eliminatorio. Non ci sono idee, non c'è gruppo, non c'è la Francia che ti aspetti. Senatori che rinnegano giovani, atleti schierati fuori ruolo, Benzema e Nasri rimasti inspiegabilmente a casa, Henry convocato per sedere in panchina. I cantori della Marsigliese sono sbarcati in Sudafrica grazie a un colpo di mano rifilato ai poveri Irlandesi. Avrebbero fatto meglio a restare a casa: afFRANCIAtevi...che è meglio! Forse da stasera inizia la vostra nuova era: il datato Raymond Domenech presto lascerà per fare spazio al talentuoso Laurent Blanc. Sarà un futuro in nero. Sempre più radioso di questo presente franco-incolore.

mercoledì 16 giugno 2010

La piccolezza delle Grandi

di Simone Lo Giudice
Il Mondiale nero rischia di mandare in bianco le Grandi candidate al titolo. Proviamo a dare qualche voto dopo la prima giornata sudafricana.

Voto 4 - La FRANCIA ha fatto da apri pista: 0-0 con l'Uruguay tutta-noia, all'insaputa dell'alienato Domenech in preda a estasi zodiacale. Forse l'Irlanda trapattoniana avrebbe divertito di più.

Voto 6 - Poi va in scena l'ARGENTINA tutta cravatte lucide e rosari: Maradona non allena ma tifa, Messi non segna ma sbatte sul muro nigeriano. 1-0 e qualche dubbio tattico-esistenziale.

Voto 5 - E l'INGHILTERRA capelliana? Inizio fulminante e finale sonnacchioso, in mezzo il suicidio in bellavista del portiere Robert Green. Come direbbe Shakespeare: "Molto rumore per nulla".

Voto 8 - Per fortuna c'è la GERMANIA di Joachim Loew tutta corsa e coraggio: 4-0 e tanti applausi per la compagine tedesca più colonica di sempre. Futuri Campioni.

Voto 6 - Ci sarebbe anche la spumeggiante OLANDA, ma i Tulipani partono in sordina: 2-0 alla Danimarca grazie al provvidenziale Fortuna, dodicesimo uomo della Nazionale arancione. Ci aspettavamo di più. Waiting for Arjen Robben.

Voto 6 - Mancano solo i Campioni del Mondo: l'ITALIA ci ha messo un pò di Pepe su un pianto insapore. Si poteva fare di più. Ma in un Mondiale orfano di goal, la tradizione italo-difensiva potrà dire la sua. Coraggio Azzurri!

Voto 7 - Il BRASILE di Dunga merita un voto discreto. Manca il consueto divertimento verde-oro, ma in questo Mondiale conta la sostanza. Super Maicon spiana la strada. Onore alla Corea del Nord, la favola bella di questo bizzarro Mondiale.

Voto 3 - Alla SPAGNA in gita a Durban. Le Furie Rosse si sono rifatte il look davanti allo specchio e quel volpone di Ottmar Hitzfeld ha sbancato con la sua Svizzerina. Iniesta e compagni non possono pensare al fraseggio. Nel calcio vince chi segna. Il Mondiale sudafricano docet. Questa strampalata prima giornata è già storia.

lunedì 14 giugno 2010

Italia non bollita ma PEPata

di Simone Lo Giudice
L'esordio azzurro a Cape Town ha partorito un sudato 1-1. Lippi ha costruito come sempre un buon collettivo: difesa inchiodata davanti a Buffon-Marchetti, centrocampo tutto-corsa, ali d'attacco ammirevoli. Le note dolenti risuonano davanti: Marchisio come trequartista non s'ha da fare, Gilardino non è nato per giocare "alla Milito". Bisognava rinnovarsi, era il primo nostro obiettivo e per fortuna i giovani hanno straconvinto: dal coraggioso Criscito al tutta-qualità Montolivo. Ma ne manca uno, manca il volto nuovo, quello del Mondiale azzurro-sudafricano: è Simone Pepe, factotum centrocamp-attaccante, fiato da vendere e piede trasformista (operaio in fase difensiva, educato in fase offensiva). Proprio dal piede destro di Pepe è partito il calcio d'angolo spizzato da De Rossi sotto-porta. Si parlava di un'Italia bollita: a Cape Town è andata in scena una squadra PEPata. Potrà dire la sua in questo Mondiale orfano di goal. E' il nostro Capo di Buona Speranza.

Niente paura... se l'Italia s'è desta!

di Simone Lo Giudice
Stasera si va in scena. Quattro anni dopo la serata di Berlino 2006, le certezze sembrano venire meno e le scommesse paventano gli scettici. Eppure il Mondiale sudafricano veste l'abito azzurro: difensivismo sfrenato e (Germania a parte) preoccupante incapacità finalizzativa. Quel flagellato "Jabulani" sembra quasi scottare tra i piedi. I cross si rivelano spesso voli pindarici diretti alla piccionaia di turno. I tiri di prima intenzione decollano dal suolo appena il piede rilascia la rinnegata sfera. E le Grandi come stanno? La sterile Francia affidata allo zodiaco domenechiano, la fantastica Argentina mal schierata dal credo maradoniano, la granitica Inghilterra affondata dal suo ennesimo portiere suicida. Menomale che c'è la solita Germania: giovane e guascona, l'unica compagine mondiale senza paura. Olanda, Brasile e Spagna devono ancora rispondere all'appello mondiale. Ma la sensazione è che la nostra Nazionale possa dire la sua. In Sudafrica si parla il "difensivile", il nostro idioma prediletto. Lippi può lasciare il segno. Piccolo requisito minimo? Se l'Italia s'è desta... niente di paura!

venerdì 11 giugno 2010

Intervista a Paul Bakolo Ngoi

di Simone Lo Giudice
Tra poche ore si comincia. E' un evento storico per un continente intero. Non sarà solamente un Mondiale di calcio: per la prima volta sarà qualcosa di più! "Inchiostro" ne ha parlato con Paul Bakolo Ngoi. E' più di un'intervista. E' un racconto emozionato, un resoconto sospeso tra un passato difficile e un futuro possibile. BenvenutAfrica!

“Ciao Paul!”. Gli diamo rigorosamente del “tu” sin dall’inizio, perché lui pretende questo. Prima barriera abbattuta. Adesso proviamo ad infrangere la seconda: prendiamo per mano l’Africa e tentiamo di farle guardare negli occhi l’Europa. Siamo in tre, seduti intorno a un tavolo nero come il continente eletto. Siamo scissi in due parti: il corpo in Italia e la mente in Africa. Paul ha seguito tanti Mondiali nella sua carriera, ma uno così non lo ha mai visto. Si è quasi dimenticato delle sue origini congolesi. Perché oggi si sente soprattutto africano. Qua il goniometro e parliamone a 360°: retaggi del Colonialismo, situazione in Sudafrica, attentato in Angola e qualche pronostico sull’erba. Sarà un mese abbagliato da una luce nuova in terra sudafricana, la casa dell’etnicità arcobalenica. Al bando la ruotine europea, ma occhio a non scadere nella retorica africana. Né bianco, né nero: sarà un Mondiale vero!

Inchiostro - L’inno ufficiale di Sudafrica 2010 è This time for Africa. L’Africa ospita una competizione che “ha già vinto”? Il riferimento è a Francia 98, alla spina dorsale transalpina fatta da cromosomi africani: dall’algerino Zidane al ghanese Desailly fino al senegalese Vieira. Che valore attribuire ai retaggi del Colonialismo?

Paul Bakolo Ngoi - Sì è vero, però se andiamo a vedere bene notiamo che la spina dorsale è africana non solo nello sport, ma anche nella società in generale… non a caso si dice che l’Africa è la culla dell’umanità. Tornando a quello che ci riguarda nel pallone, ci sono Paesi che hanno questo passato coloniale: la Francia, il Belgio, l’Inghilterra hanno una forte presenza di giocatori africani sia a livello delle loro Nazionali che dei Club. Però, parlando per esempio di Zidane, parliamo di un francese… alcuni di questi atleti hanno origine africana però in Africa hanno vissuto pochi anni e poi sono andati via. Desailly, se la madre non avesse sposato questo signore francese non sarebbe mai arrivato in Francia. Zidane gioca per la Francia: lui è francese di origine algerino. Potremmo fare lo stesso discorso per Nicolas Sarkozy, che è francese anche se i suoi genitori non lo erano in tutto e per tutto.

Nel 2001 la FIFA decide di assegnare i Mondiali dal 2010 in poi a rotazione tra i vari continenti, a partire dall’Africa. Nel 2004 ci sono quattro proposte in lizza: la candidatura congiunta di Libia e Tunisia viene respinta, nessun voto per Egitto, 10 voti per Marocco, 14 voti per Sudafrica che si aggiudica l’organizzazione. Ma l’Africa ospiterà il Mondiale nello Stato africano “più bianco” del continente?

Sì, qualcuno lo ha letto così: l’assegnazione del Mondiale al Sudafrica in realtà non è all’Africa, ma a quella parte bianca nostalgica dell’Africa. Ma in realtà no, perché il Mondiale sudafricano è proprio il contrario di tutto questo. È la vittoria di Nelson Mandela e di Frederik Willem de Klerk, l’uomo che ha abolito l’apartheid. Non è un Mondiale organizzato in una terra dei bianchi, perché il Sudafrica è una “rainbow nation”, una “nazione arcobaleno” abitata da persone di diversi colori. Si parla molto delle maggioranze, cioè neri e bianchi, mentre si parla poco delle minoranze. Anche se alcuni Paesi occidentali non volevano che il Mondiale andasse all’Africa, credo che sia stata una bella vittoria. Blatter in prima persona è da felicitare. Io sto con lui.

La Nazionale sudafricana è stata sospesa a più riprese dalla FIFA: nel 1962 la Federcalcio sudafricana manifestò la volontà di schierare in Nazionale solamente giocatori bianchi; fu riammessa un anno dopo, ma dopo la decisione di creare una squadra formata da soli bianchi per il Mondiale 1966 e di soli neri per il Mondiale del 1970 fu sospesa ancora fino al 1974. Come sta oggi il Sudafrica?

In Sudafrica, gli sport popolari sono praticati dai neri in maggioranza, poi ci sono gli sport d’elite che spettano ai bianchi. Schierare una squadra di soli bianchi non sarebbe stato coerente con la storia recente del Sudafrica, perché i neri hanno fatto tanto per riconquistare il proprio posto. Lo sport è quella terra di nessuno dove deve essere data una possibilità a tutti. La popolazione nera in Sudafrica, essendo anche maggioritaria, si ritrova anche nella squadra del calcio. È una questione legata al numero dei praticanti. I neri hanno individuato nello sport un campo in cui si è veramente alla pari. È impossibile accettare nella FIFA un Paese in cui vige l’apartheid, è un controsenso, ecco perché ci sono stati i primi rifiuti. Oggi queste tensioni sono state superate, anche se il Sudafrica rimane una realtà difficile, perché un conto è arrivare a Johannesburg e vedere i grattacieli e un conto è andare nelle bidonvilles. Era stata avanzata l’ipotesi di un piano Germania 2006-bis, nel caso il cui l’Africa non fosse stata pronta. Sarebbe stata una forzatura, sarebbe stato ingiusto perché avrebbe comportato per la stessa Germania investimenti non previsti. E poi con quale spirito le Nazionali africane sarebbero andate a giocarsi un Mondiale scippatogli? Il Sudafrica ha vinto perché è nelle condizioni di poter ospitare un Mondiale.

Gennaio 2010: nell’enclave di Cabinda c’è stato un attentato ai due pullman della Nazionale togolese, diretta in Angola per disputare la Coppa d’Africa. Il governo togolese ha deciso di ritirare la squadra e indire tre giorni di lutto nazionale. La CAF (affiliata alla FIFA) ha squalificato il Togo per le prossime due edizioni e lo ha multato. Quanto spazio c’è oggi per il calcio vero in un mondo fatto di interesse?

Chi ama lo sport è un sognatore. Oggi come oggi, sappiamo che il calcio non è più quello di una volta, perché il calcio di oggi sono gli sponsor e la televisione, tutta gente che fa business. Io capisco il disgusto provato dal Togo, ma quello che è successo non è né colpa della FIFA né colpa di Blatter. È una questione organizzativa legata alla CAF, che non ha saputo dare un’alternativa. Tra Congo e Angola ci sono state dispute legate all’indipendenza di Cabinda, la cui popolazione parla il lingala (la lingua parlata in Congo) oltre al kikongo (un’altra lingua parlata in Congo). Ho sentito un mio amico giornalista del Togo e anche lui diceva che lo spostamento dei giocatori è a carico di ogni Federazione. Non si può attraversare “una zona di guerra”. Uno spostamento aereo sarebbe stato più sicuro. Io non me la sento di dare una colpa, ci sono più concorsi di colpa. Era qualcosa che si poteva evitare, conoscendo la pericolosità della zona.

Passiamo al lato più tecnico. Le Nazionali africane non sono mai andate oltre la qualificazione ai quarti di finale: ci sono riuscite solamente il Camerun nel 1990 e il Senegal nel 2002. Sudafrica, Nigeria, Algeria, Ghana, Camerun, Costa d’Avorio: chi può arrivare in fondo al Mondiale 2010?

Sulla carta la Costa d’Avorio è la squadra più forte. Ha giocatori di grande esperienza, a cominciare da Didier Drogba e Salomon Kalou, giocatori che nella Premiership vanno molto bene. Sulla carta il girone della Costa d’Avorio è durissimo, ma poi quando scendi in campo tutto diventa possibile. Le Nazionali africane peccano più a livello di tattica che di tecnica. La Nigeria non è una squadra da sottovalutare, fisicamente non ha confronto con le altre squadre africane. L’Algeria è lì anche se ha avuto problemi per arrivare a qualificarsi. Per me Camerun e Ghana rimangono due punti interrogativi: non so se il Ghana ha una squadra forte come quella del 2006, il Camerun potrebbe creare la sorpresa solo se fa squadra. Credo che fino ai quarti una delle squadre africane ci arrivi, poi non so se si potrà andare oltre. Del Sudafrica non si sa nulla: ha avuto più di un avvicendamento in panchina e un cambio generazionale dei giocatori. Resta il grande punto interrogativo, perché nessuno sa esattamente cosa stanno facendo e come si stanno preparando. Rischiano di essere eliminati al primo turno, perché Francia, Uruguay e Messico sono avversari molto forti. Io seguirò per alcuni giornali le squadre africane al Mondiale: l’ho sempre fatto da Italia 1990 fino a Germania 2006. Mi ricordo ancora della sfida tra Italia e Ghana in Germania: la squadra africana è stata penalizzata dalla sua scarsa tattica. I giocatori africani sono molto tecnici e fisici, ma spesso non seguono alla lettera ciò che gli dicono gli allenatori. Nel calcio gli Africani sono un po’ come i Brasiliani: tengono molto la palla, fanno la giocata e se il risultato arriva bene se no è lo stesso. Vogliono dimostrare di saper dare del “tu” alla palla. Mentre invece dovrebbe essere il contrario: “ti faccio vedere poche giocate, ma ti faccio vedere che so vincere le partite”. Singolarmente i giocatori africani sono pronti ad affrontare qualsiasi campionato del mondo, però come squadra nazionale non so se sono pronti a battere chiunque. Per affrontare una Coppa del Mondo ci vorrebbero molte cose che in alcuni Paesi africani mancano: dalla strutture per preparare i club, fino alle modalità di aggregazione tra giocatori nazionali all’estero e giocatori nazionali in patria. Bisognerebbe gestire la squadra nazionale con più equilibrio. I presidenti delle varie Federazioni dovrebbero pensare a far arricchire la squadra a livello di mentalità e di gioco. Quando i Paesi africani supereranno questa fase si comincerà a vincere. A livello individuale ci siamo, è a livello di organizzazione che deficitiamo. Non a caso i Paesi che vanno avanti sono quelli che hanno adottato nel loro Campionato un semi-professionalismo. Io avevo uno zio che giocava nella Nazionale del Congo, ma intanto faceva l’insegnante di ginnastica per procurarsi da vivere. Se la FIFA deve fare qualche cosa, lo deve fare in questa direzione. In Italia, i calciatori hanno più opportunità per potersi formare, per potersi preparare anche ad una vita futura dopo il calcio, cosa che nei Paesi africani non esiste.

giovedì 10 giugno 2010

Punto e a Capo (di Buona Speranza)

di Simone Lo Giudice
E adesso chiudiamo quel periodo. Mettiamoci un bel punto e ripartiamo con questo capoverso. Facciamolo italianamente. Berlina (Berlino 2006) festeggerà tra poco i suoi quattro anni di vita: non cammina più a tentoni e non annaspa più tra le parole. E' grandicella ormai. Però avrebbe bisogno di una sorellina: e se la chiamassimo Johanna (Johannesburg 2010)? Già. La nostra speranza a fare breccia tra i sogni altrui. La Nazionale italiana si pregusta il dolce sudafricano, dopo aver divorato il primo piatto tedesco. Ma in molti la accusano di "essere alla frutta". Perchè le scelte lippiane non rispecchiano il sentimento popolare (eppure fu così anche nel 2006). Siamo un popolo che ama remarsi contro, ma se poi si vince... ecco a voi le piazze gremite! Siamo Italiani perchè dobbiamo frustarci in partenza. Proviamo a vincere solo se ci sentiamo sconfitti. Dobbiamo dimenticare il passato per rimotivarci nel presente. E' un gusto sadico per l'autocritica azzeratrice. E il sorriso sul nostro volto lo vedi solo alla fine, se va bene. Non sappiamo vivere comunque a testa alta: e pensare che c'è chi lo fa in mezzo alla miseria. E se per una volta provassimo a scrivere un nuovo capoverso esistenziale? Coraggio Italia! Punto e a capo. E adesso facciamolo africanamente. Il sentimento nero ricorda quelli amori adolescenziali, lontani anni luce dalla ruotine euro-cupidesca, che di amore non sa nemmeno più. L'Africa ha un cuore pulsante, emozionato, fremente di fronte alla sua prima volta. Ci dovrebbe impartire ripetizioni di "educazione sentimentale", per dirla alla Flaubert. Il viver europeo misconosce il longevo sentimento in favore della fuggitiva emozione. Forse il progresso ci ha fatto regredire. Speriamo che questo Mondiale dia qualche risposta ai nostri punti interrogativi, affinchè tutto non si riveli solamente un "sogno di una notte di mezza estate". L'Africa parte dal Sudafrica, l'Italia riparte da Città del Capo. Scriviamo mondialmente questo nuovo capoverso. Perchè giocare a calcio non sia solamente un ludico passatempo, ma si riveli per tutti un farmaco a base "di Buona Speranza".