il giornale degli studenti dell'Università di Pavia

venerdì 16 luglio 2010

Le pagelle del Mondiale 2010

di Stefano Sette
E adesso diamo qualche voto mondiale, dal podio vincente fino alla delusione più cocente.

Germania 8: partita senza grosse credenzialità, ha dato il meglio di sé fin dalla gara d’esordio contro l’Australia, risultando il miglior attacco del torneo con 16 reti segnate. Molto buone le prestazioni dei giovani Ozil e Müller, dell’esperto Klose, un attaccante che col passare degli anni è diventato decisivo contro le big, e del portiere Neuer, protagonista di gesta positive. Da considerare anche i risultati ottenuti nei tornei nazionali giovanili, che garantiranno un futuro roseo al movimento teutonico.

Spagna 7,5: prima Campione d’Europa e poi Campione del Mondo. Che dire di più? Ha interrotto la saga di edizioni negative in cui non andava mai oltre ai quarti di finale e questa volta, pur giocando meno bene rispetto alla rassegna continentale di due anni fa, è andata fino in fondo, grazie soprattutto al lavoro dei centrocampisti Xavi e Iniesta (quest’ultimo autore del gol partita in finale), all’attaccante David Villa, capocannoniere di Euro 2008 e capocannoniere di Sudafrica 2010, e anche al portiere Casillas, miglior portiere del torneo e imbattuto negli ultimi 433 minuti giocati. Così come la Germania, anche la Spagna ha intrapreso la politica dei giovani, affidandosi alla cantera (vivaio) ottenendo ottimi risultati sia a livello giovanile che a livello di Nazionale maggiore.

Olanda e Uruguay 7: classificate tra le prime quattro finaliste contro ogni pronostico, hanno affrontato la fase finale puntando sulle individualità arancioni di Robben e Sneijder e sulle prestazioni celesti di Forlan. Nello scontro diretto, in semifinale, ha avuto la meglio l’Olanda che però, all’atto finale, ha deluso le aspettative, meritando la sconfitta a differenza delle due finali perse negli anni’70.

Argentina 6: considerata la favorita alla vigilia, ha disputato le prime quattro partite senza paura, galvanizzata dalla presenza in panchina di Maradona. Poi, nel quarto di finale contro la Germania, la Seleccion ha provato a reagire allo svantaggio iniziale creando alcune palle gol, ma dopo lo 0-2 non c’è stato più nulla da fare, e non ci sarebbe stato nulla da fare anche se il CT avesse convocato Cambiasso e Zanetti, o se avesse fatto giocare Milito. Tutto sommato l’operato di Diego è da considerarsi sufficiente e la Federcalcio argentina farebbe bene a riconfermarlo, a meno che non si tiri indietro lui.

Brasile e Portogallo 5: considerate rispettivamente una delle favorite alla vittoria finale (Brasile) e una buona out-sider (Portogallo) hanno entrambe deluso nei momenti decisivi. I Verdeoro, dopo il vantaggio iniziale con l’Olanda, hanno sciupato molto e sono stati puniti da un errore difensivo della premiata ditta Felipe Melo – Julio Cesar, che ha compromesso la qualificazione. Il Portogallo invece puntava tutto su Cristiano Ronaldo che, dopo una Liga altalenante con il Real Madrid, ha offerto prove incolore soprattutto nell’ottavo di finale contro gli Spagnoli, confermando che l’unico vero Ronaldo è il trentatreenne brasiliano. Cristiano, purtroppo per lui, di Ronaldo ha solo il cognome.

Inghilterra 4: arrivata alla fase finale come una delle protagoniste, è andata in tilt già nella gara d’esordio contro gli States. Nonostante la presenza in panchina di Fabio Capello, la squadra ha evidenziato i limiti di sempre: i giocatori arrivano al Mondiale cotti a causa dei troppi impegni con i club (disputano due Coppe nazionali, parallelamente a Campionato e possibili Coppe europee) come Gerrard e Lampard e Rooney, reggono poco le pressioni e le critiche, e negli ultimi anni hanno trovato solo portieri colabrodo come Green e James. Dopo aver superato a fatica il primo turno la squadra di sua maestà è uscita malamente contro la Germania per 1-4 e nel dopo gara mentre Capello, da bravo italiano, se la prendeva con l’arbitro, mentre tifosi e stampa britannica se la prendevano con l’allenatore e la squadra per le deludenti prestazioni. Dopo l’ennesimo Mondiale gettato va viene il dubbio: e se la squadra di Sua Maestà la Regina fosse davvero stata spesso sopravvalutata?

Italia 3: checchenedicano tifosi e presunti esperti, non sono stati lasciati a casa dei fenomeni visto che gli esclusi, fatta eccezione per Balotelli Campione d’Europa a neanche 20 anni, sono giocatori che danno il massimo in Serie A ma che a livello internazionale, alla prima difficoltà, non riescono a reagire. Detto questo le prestazioni azzurre sono state un disastro, con giocatori che facevano fatica a muoversi contro Nuova Zelanda e Slovacchia, tranne nell’ultimo quarto d’ora dell’ultima partita. Dopo l’umiliante eliminazione con zero vittorie (mai successo nella storia azzurra) Lippi e Abete hanno ammesso pubblicamente le loro colpe, un gesto spontaneo ed elegante che però è stato percepito da qualcuno come una presa in giro (strano, dal momento che in questo Paese è sempre colpa degli altri). La ricostruzione azzurra è stata affidata a Prandelli facendo affidamento anche su calciatori giovani ma, mentre in Germania e Spagna si è avuta pazienza, da noi o i risultati arrivano subito oppure si cambia in continuazione. Da questo punto di vista, il lavoro del nuovo CT non sarà affatto semplice.

Francia 2: insieme all’Italia è la grande delusione del Mondiale africano ma, mentre gli Azzurri hanno solo deluso in campo, i Galletti si sono resi protagonisti di episodi censurabili anche in altri ambienti, con Nicolas Anelka che è stato espulso dal ritiro dopo aver insultato il suo CT Domenech dandogli del figlio di buona donna. Dopo l’eliminazione al primo turno sono arrivate le dimissioni del presidente federale Escalettes e la sostituzione di Domenech con Laurent Blanc, ex tecnico del Bordeaux, già decisa prima della partenza in Sudafrica. Blanc, come Prandelli, sarà alle prese con un nuovo ciclo di giocatori e un ricambio generazionale: anche per lui si preannuncia un compito difficile.

lunedì 12 luglio 2010

Spagna: da eterna incompiuta a campione d’Europa e del Mondo

di Stefano Sette
Con la vittoria di Domenica sera contro l’Olanda dopo i tempi supplementari, la Spagna ha interrotto definitivamente la sua tradizione negativa nelle competizioni internazionali, bissando con il successo di Johannesburg la vittoria dell’Europeo di Vienna 2008. La gara, soprattutto nel primo tempo, è stata povera di emozioni, con più calci sulle gambe degli Spagnoli che sul pallone da parte degli Olandesi, che avrebbero dovuto chiudere la prima frazione di gioco almeno in 9 contro 11, per via delle entrate di de Jong e van Bommel. Dal secondo tempo in avanti ci sono state numerose palle gol non sfruttate dagli Spagnoli, mentre gli unici pericoli creati dall’Olanda sono stati un tiro di Robben deviato in angolo da Casillas e una punizione di Sneijder calciata fuori. Nei tempi supplementari, dopo l’espulsione di Heitinga per doppia ammonizione, è arrivato il gol partita di Andres Iniesta, lasciato libero dalla difesa arancione, che ha regalato la prima storica vittoria in Coppa del mondo, rendendo vani gli ultimi tentativi olandesi per pareggiare. Pur non essendo stata una finale spettacolo la Spagna ha giocato meglio dell’Olanda, meritando il successo finale grazie al lavoro di centrocampo di Xavi e Iniesta, e di Iker Casillas, già protagonista del quarto di finale contro il Paraguay. La vittoria in Sudafrica ha evidenziato il successo dello sport di squadra iberico in questo decennio, dal momento che la Nazionale di basket è diventata campione del mondo nel 2006 e campione d’Europa nel 2009, quella di pallavolo ha vinto l’Europeo nel 2007, e quella di calcio, da sempre considerata l’eterna incompiuta insieme all’Inghilterra, è diventata prima campione d’Europa, nel 2008, e poi campione del Mondo, nel 2010, impresa riuscita solo alla Germania Ovest tra il 1972 e il 1974. Infine due curiosità a livello statistico: Vicente del Bosque è, insieme a Marcello Lippi, l’unico CT che è riuscito a vincere Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Mondiale, ma che, a differenza di qualcun altro, ha sempre tenuto un comportamento umile ed corretto (e forse è per questo che nel 2003 fu allontanato dal Real Madrid, dopo aver vinto tutto), mentre Iker Casillas, ventinovenne portiere madridista, ha alzato la Coppa esattamente 28 anni dopo Dino Zoff, che la sollevò nel cielo di Madrid. Due dati che chiudono in bellezza la migliore edizione dei Mondiali dell’ultimo ventennio, nonché una delle migliori di sempre.

Por primera vez: España!

Danke Deutschland! Hasta siempre Uruguay!

di Stefano Sette
In attesa della finalissima di Domenica a Johannesburg, Uruguay e Germania hanno onorato il loro Mondiale con la finale per il 3° e 4° posto. Come era prevedibile, le due squadre hanno affrontato la gara senza il timore della sconfitta, schierando anche alcune seconde linee, e meritandosi gli applausi del pubblico a fine partita. Sul campo la Germania ha vinto 3-2, con le reti di Muller, Jansen e Khedira, mentre per i Sudamericani sono andati a segno Cavani e il solito Forlan. Complessivamente le due squadre hanno onorato nel migliore dei modi il loro cammino nella Coppa del Mondo, ma maggior considerazione la merita la Celeste: dopo ottimi risultati raccolti in passato, con 2 Coppe Rimet (1930 e 1950) e 2 Olimpiadi vinte quando partecipavano le Nazionali maggiori anziché le Under-23 o 21 (1924 e 1928), la selezione uruguagia ha alternato periodi in cui dominava in Sudamerica vincendo la Coppa America ad altri in cui ha ottenuto solo una qualificazione su quattro alla fase finale del Mundial, nel 2002, uscendo dopo le prime tre partite. Dopo aver ottenuto il passaporto sudafricano al termine del doppio spareggio contro il Costa Rica, e dopo essere stato inserito nel gruppo con la squadra ospitante (Sudafrica) e la squadra vicecampione del Mondo (Francia), in pochi avrebbero pronosticato il passaggio al secondo turno (figuriamoci poi la qualificazione alla semifinale con Argentina e Brasile già eliminate). Eppure ciò è avvenuto, grazie a Suarez e soprattutto a Forlan, autore di 5 reti segnate, che dopo aver trascinato l’Atletico Madrid alla vittoria della Coppa UEFA/Europa League si è reso protagonista anche in Sudafrica. Un applauso lo merita anche il CT Oscar Wasghington Tabarez, che si è preso una bella rivincita a livello internazionale, dal momento che l’unica big che allenò fu il Milan tra il Giugno e il Dicembre 1996, avventura terminata con l’esonero dopo 11 giornate. Per la Germania ogni commento sarebbe superfluo, le uniche cose da sottolineare dalla gara di Sabato sono la prestazione di Muller, anch’esso autore di 5 reti, che meriterebbe di vincere la classifica marcatori insieme a Forlan, Villa e Sneijder, e lo striscione sventolato dai tifosi con scritto “Danke” per ringraziare i propri giocatori dopo le prestazioni offerte. Da segnalare anche il pronostico azzeccato del polpo Paul: ha previsto la Spagna campione, l’Olanda seconda, la Germania terza e l’Uruguay quarto. Le ultime due posizioni le ha indovinate, vedremo Domenica sera se avrà avuto ragione totalmente o solo parzialmente.

giovedì 8 luglio 2010

FURIE pROmoSSE!

di Simone Lo Giudice
Ultima prova propedeutica per le Furie Rosse. L'esame di grammatica tedesca si è rivelato più semplice del previsto per l'apprendista Vicente Del Bosque. La sua creatura spagnola ha fatto la sapientona di fronte alla sprovveduta truppa tedesca. Il primo tempo d'esame si è rivelato una lunga fase di studio, sospesa tra timore e attendismo. Ma quando cala il sipario sulla seconda frazione di giudizio, ecco giungere la classica stoccata spagnola (già andata in scena con il Portogallo agli ottavi e con il Paraguay ai quarti). Il saccente David Villa passa la penna blu al sorprendente Carles Puyol: è il Frodo Baggins spagnolo a violentare la porta tedesca con un micidiale colpo di testa su un calcio d'angolo battuto dalla sinistra. Il folletto catalano fa volare in alto la Nazionale spagnola. La Germania prova a rispondere, ma non è roba da Ozil e compagni questa sera. A Johannesburg andrà in scena Olanda-Spagna: una finale inedita (entrambe non hanno mai baciato la Coppa del Mondo) per un Mondiale esordiente ("This time for Africa" per dirlo alla Shakira). FURIE pROmoSSE! Manca solo la prova orale di Domenica sera per andare a prendersi il 30 e lode. Vietato fare scena muta.

mercoledì 7 luglio 2010

Viva Espana! Ale-mania terminata!

di Stefano Sette
Comunque andrà a finire Domenica sera, ci sarà un nuovo nome impresso nell’albo d’oro dei Mondiali: dopo l’Olanda, si qualifica per la finale di Johannesburg un’altra nazionale ancora a bocca asciutta di Coppe del Mondo, cioè agna. La semifinale contro i Tedeschi, a differenza di quella di Martedì sera, è stata meno spettacolare, anche se le Furie Rosse, già dai primi minuti, avevano preso in mano le redini della partita, sprecando le poche occasioni create, per poi essere imitata dalla Germania durante il secondo tempo. Quando sembrava che le due nazionali, quella tedesca soprattutto, volessero accontentarsi dello 0-0 per giocarsela ai supplementari, il capitano del Barcellona Carles Puyol ha segnato il gol dell’1-0 sugli sviluppi di un calcio d’angolo al 73', obbligando la Germania ad attaccare, senza però rendersi mai pericolosa. Anzi, l’unico pericolo negli ultimi minuti lo hanno corso proprio i Tedeschi, che hanno rischiato di prendere il secondo gol se Pedro non si fosse incartato in area di rigore avversaria. Nel complesso la squadra di Del Bosque ha disputato la sua miglior partita del Mondiale, anche se il gioco espresso sino ad ora è ben lontano dalle aspettative della vigilia, soprattutto se paragonato a quello dell’Europeo 2008 (in cui la gara meno riuscita fu il quarto di finale contro l’Italia), e ha meritato l’accesso alla finale per il 1° e 2° posto di Domenica sera. La Germania, unica tra le semifinaliste del 2006 a riclassificarsi tra le prime quattro, proverà a consolarsi con la finalina di Sabato contro l’Uruguay, ma nel complesso il calcio tedesco ha dimostrato di essere tornato a recitare la parte del protagonista dopo un periodo di risultati altalenanti: merito della politica sportiva basata sui settori giovanili (come accade anche in Spagna), che ha permesso di sfornare giovani talenti (Muller e Ozil per fare due nomi) facendoli debuttare in Nazionale A in età giovanile, garantendo ai club bilanci sani, senza ricorrere a spalmature pluriventennali, per via delle severe regole federali in termine d’iscrizione ai campionati (si va dalle penalizzazioni in classifica alla retrocessione a tavolino). Non a caso la Bundesliga resta il Campionato più competitivo tra i maggiori d’ Europa, in cui possono vincere sia il Bayern Monaco che lo Stoccarda o il Wolfsburg, e in cui il neopromosso Hoffenheim rimane in testa alla classifica per tutto il girone d’andata.

Il ritorno di Arancia meccanica

di Stefano Sette
Dopo 32 anni l’Olanda torna a giocarsi la finale della Coppa del Mondo e, dopo aver eliminato il Brasile, gli Orange hanno sconfitto l’ultima nazionale sudamericana rimasta, cioè l’Uruguay. Gli olandesi partono subito bene, andando in vantaggio al 18' con un tiro da fuori area di Giovanni van Bronckhorst su cui Muslera non può fare nulla. A quel punto gli Uruguagi vanno alla ricerca del pareggio, nonostante la condizione fisica deficitaria per via dei supplementari disputati nel quarto di finale contro il Ghana. Al 41' arriva il pareggio con un tiro di Diego Forlan da fuori area, aiutato anche dall'incertezza del portiere Maarten Stekelenburg, mal posizionato. Nel secondo tempo, dopo un errore clamoroso di Arjen Robben sottoporta, tra il 70' e il 73' Sneijder e lo stesso Robben siglano le reti che spianano all’Olanda le porte della finale. Tabarez decide di togliere Alvaro Pereira e Forlan, sostituendoli rispettivamente con Abreu e Fernandez, e durante il secondo minuto di recupero Maxi Pereira realizza il gol del 2-3, che riapre la partita ma non il discorso qualificazione. Nonostante gli attacchi finali della Celeste, l’Olanda riesce a vincere la gara, qualificandosi per la terza volta nella sua storia per la finalissima del Campionato mondiale di calcio, con un organico inferiore rispetto a quello delle finali perse nel 1974 e nel 1978. Nel complesso la formazione di van Marwijk, trascinata dal lavoro di Kuyt, Robben e Sneijder (chissà cosa staranno pensando i dirigenti del Real Madrid), ha giocato meglio rispetto all’Uruguay, che ha avuto la possibilità di stare in partita grazie alle giocate di Forlan e Maxi Pereira, e che dovrà accontentarsi della finale per il 3° e 4° posto di sabato sera (risultato comunque prestigioso per un Paese con poco più di tre milioni di abitanti). Mercoledì sera Tedeschi e Spagnoli stabiliranno chi sarà la seconda finalista di un mondiale che a livello tecnico è da considerarsi il migliore degli ultimi 16-20 anni, mentre a livello statistico è già entrato nella storia, poiché per la prima volta una nazionale europea sarà campione del mondo fuori dal proprio continente: in precedenza ciò era riuscito solo a squadre sudamericane (il Brasile nelle edizioni 1958, 1970, 1994 e 2002, e l’Argentina nel 1986). Sulla carta è favorita la Germania, per il gioco espresso e per l’esperienza internazionale maturata nel corso degli anni, ma la Spagna, nonostante un gioco latitante espresso fin’ora, è riuscita a sfatare il tabù dei quarti di finale dopo sessant’anni e a classificarsi tra le prime quattro. Un fatto che a livello psicologico potrà galvanizzare gli Iberici.

martedì 6 luglio 2010

ERA ORAnge!

di Simone Lo Giudice
Un letargo lungo 36 anni. L'arancione ritorna ad abbagliare le ultime battute di un Mondiale dopo un'attesa estenuante. Ci voleva un giardiniere come van Marwijk per dare nuova linfa ai tupilani sfioriti. La legge olandese ha punito la sua sesta vittima: l'Uruguay del biondissimo Diego Forlan fa breccia nell'albo arancione già ricco di Brasile, Slovacchia, Camerun, Giappone, Danimarca. Tra tanto merito e un pò di buona sorte, Robben e company hanno abbagliato le compagini provenienti da quattro continenti su sei complessivi (cioè Europa, America Latina, Africa, Asia). Una conquista totale per un calcio che totale non lo è più. In sei gare mondiali, abbiamo ammirato un'Olanda più accorta difensivamente e più spuntata offensivamente. Eppure è lì. Due nomi su tutti: Wesley Sneijder e Arjen Robben, gli scarti del Real Madrid florentiniano già andati in scena (anche se da avversari) nella europeissima Madrid dello scorso Maggio. Pochi capelli per entrambi, ma tanto talento, condito da una sfrenata sete di rivincita. L'11 Luglio del 2010 sarà il loro giorno: per inseguire un sogno olandese già infranto per due volte tra 1974 (Olanda superata dalla Germania Ovest in Germania Ovest) e 1978 (Olanda annichilita dall'Argentina in Argentina). Per la Nazionale dei Paesi Bassi si tratterebbe dell'esordio in assoluto sul palcoscenico mondiale. Ci voleva questo gruppo per arrivare fino a Johannesburg 2010, ci voleva una nuova era arancione. Tupilani serrate i petali per la serata più mondiale di sempre: ERA ORAnge!

domenica 4 luglio 2010

SPAraGNAndo si va lontano!

di Simone Lo Giudice
Non può essere Spagna. E' in semifinale della Coppa del Mondo (per la prima volta nella sua storia calcistica), vince senza incantare (di solito perdeva incantando), ha un goleador principe (un tempo sapeva più di collettivo). Vicente Del Bosque sta scrivendo pagine di historia española ribaltando la tradizione nazionale in ambito pallonaro. Un tic-tac infinito, un fraseggio quasi narcisistico, l'incapacità di finire sul tabellino dei marcatori con un appellativo diverso da quello del solito Villa. Il re David ha messo dentro 5 dei 6 goal spagnoli al Mondiale sudafricano, con una capacità realizzativa superiore all'80%. La Spagna 2010 sembra lontana parente della regina d'Europa 2008, dove tanto si incantava quanto si vinceva, tutti insieme senza distinzioni. In semifinale affronterà la GerMANIA, l'avversario più dolce da ricordare nel 2008 (battuto nella finalissima di Vienna) e più tremendo da affrontare nel 2010 (gli uomini di Low hanno bissato con l'Argentina maradoniana le 4 sberle già rifilate all'Inghilterra capellica). SPAraGNANDO si va lontano! Ma nella semifinale di Durban, i Tedeschi costringeranno le Furie Rosse ad essere decisamente più spendaccione.

MAraDONNA non ha fatto il miracolo

di Simone Lo Giudice
Il rosario non è bastato. Sul volto mistico di Diego sono ancora impressi i graffi della passione. Un uomo distrutto, azzerato, muto. Stavolta i baci incoraggiatori non hanno lasciato il segno sulle guance di Messi e compagni. Ai Tedeschi sono bastati novanta minuti per cerchiare con la penna rossa le lacune della Seleccion dieghiana. Maradona non si è fidato del blocco interista Samuel-Zanetti-Cambiasso, dando vita a una squadra difensivamente poco organizzata, fondata solamente sulla fantasia anarchica. La Germania ha dimostrato esattamente il contrario: che si può essere belli con equilibrio, affidandosi a campioni tatticamente disciplinati e atleticamente freschi. L'epilogo umiliante sa tanto di resa: Romero colpevole, Burdisso spaesato, Mascherano arrancante, Messi impalpabile. 4-0 tedesco e sogno argentino in frantumi: MAraDONNA non ha fatto il miracolo. A volte non basta chiudere gli occhi e tendere le mani verso il cielo.

venerdì 2 luglio 2010

Il rigore che ha inGHANNAto l'Africa

di Simone Lo Giudice
L'Oceano Atlantico si estende per 11 metri tra Africa equatoriale e America latina. Ghana e Uruguay hanno dato vita a un miracolo Mondiale. Al Soccer City di Johannesburg è andato in scena un quarto di finale tanto travolgente quanto drammatico. Novanta minuti spesi tra gocce di sudore e occasioni fallite, inzuppati in due goal da cartolina: quello del ghanese Muntari nel primo tempo, quello dell'uruguaiano Diego Forlan al rientro delle squadre in campo. Supplementari dietro l'angolo ed emozioni destate dalla panchina. La rimonta ha sfinito l'Uruguay, mentre il Ghana sembra avere più birra in corpo. Tante occasioni figlie del treno-semifinale che fa sosta all'ultimo minuto del secondo tempo supplementare: l'uruguaiano Suarez si improvvisa pallavolista nella sua area di rigore, Asamoah Gyan si appresta a firmare il match point ghanesafricano. Ma le sue ambizioni sbattono sulla traversa della porta musleriana. Un colpo al cuore per il continente nero. Ai rigori successivi passa l'Uruguay di Oscar Tabarez, ritornato nell'elite mondiale dopo 40 anni di assenza. Gyan piange a dirotto, colpevole di aver fallito il rigore che ha inGHANNAto l'Africa.

MELOmale che c'è FELIPE! TrionfOrange!

di Simone Lo Giudice
La malinconia dei funamboli brasiliani, che divertenti non lo sono più. Dunga ha perso la sua scommessa di fronte al sorprente van Marwijk. Dare un'occhiata ai Campionati pre-Mondiale non è peccato, tanto rifarci alla fiLIPPIca rifilata allo svagato MARCELLO in terra sudafricana. L'Olanda follettica ha spazzato via una flotta brasiliana mai del tutto convicente. D'accordo per la scelta del fozzoletto interista Julio Cesar-Maicon-Lucio (anche se reduci da una stagione fin troppo vincente per continuare ad essere tale), ma perchè investire tanto sullo sciagurato Felipe Melo e tutto sull'arrancante Kakà? Per selezionare una Nazionale non puoi vivere di supposizioni, ma solamente di certezze stagionali. Sul 2-1 olandese, Dunga ha optato per la sostituzione del vaporoso Luis Fabiano (Siviglia) con lo sconosciuto Nilmar (Villarreal), relegando definitivamente in panchina il fantasmatico Grafite (Wolfsburg). L'allenatore brasiliano ha cancellato presto dalla sua lista mondiale il ritrovato Ronaldinho (reduce da una stagione milanista con il saldo in attivo) e il letale Pato (finchè il suo fisico ha retto, il Milan è rimasto aggrappato al Campionato). Ronaldinho al posto di Kakà non avrebbe scandalizzato nessuno con il senno della scorsa stagione, idem per Pato in un ruolo alla Nilmar. Ma Dunga ha preferito non svestirsi delle sue idee, e alla fine ne è rimasto soffocato. MELOmale che c'è FELIPE: la scelta dunghiana per antonomasia ha sconvolto le gerarchie mondiali. Brava Olanda: tra l'elastico Robben e il factotum Sneijder. van Marwijk non si è scusato per aver dato un'occhiata alla scorsa stagione europea. TrionfOrange a Port Elizabeth!

giovedì 1 luglio 2010

Perle Mondiali (GERMANIA 2006)

di Stefano Sette
- “Alcuni giornali tedeschi ci hanno criticato, ma soprattutto hanno offeso i nostri genitori, non noi. Mi riferisco a coloro che hanno parlato di spaghetti o di mafia per descriverci… Forse le donne di questi giornalisti hanno avuto avventure con uomini italiani” (Ivan Gennaro Gattuso riferendosi alla critica tedesca in materia italiana).

- “Illiasu Shilla, il nostro centrale sinistro, gioca in Ghana nell’Asante Kotoko e non ha mai partecipato a una grande competizione. Ho paura che si blocchi quando vedrà come giocano bene Ronaldo o Ronaldinho e che poi gli venga voglia di andare a chiedergli l’autografo sulla maglietta” (Ratomir Dujkovic, allenatore della Nazionale ghanese).

- “Ho già tolto David Beckham dalla formazione titolare in passato. Io non sono sposato con lui, anche se voi pensate il contrario, e non siamo fidanzati” (Sven-Goran Eriksson, allenatore dell’Inghilterra, rispondendo ai possibili dubbi sulla presenza di Beckham tra le fila della Nazionale inglese dal primo minuto di gioco).

- “Il miglior giocatore dei Mondiali 2006? Sarà Ronaldinho. Il migliore secondo? Ronaldo. Il terzo migliore? Kaká. E poi Cafu, io e gli altri Brasileiros” (il terzino sinistro Roberto Carlos in un eccesso di ottimismo).

Perle Mondiali (COREA-GIAPPONE 2002)

di Stefano Sette
- “Penso che vincere la Coppa del Mondo sia meglio del sesso. Non dico che il sesso non è geniale, ma la Coppa del Mondo si gioca solo una volta ogni quattro anni” (l’attaccante brasiliano Ronaldo dopo aver trionfato in finale contro la Germania).

- “È incredibile poter lodare il portiere del Brasile per la prima volta nella storia” (Pelé elogia Marcos, il portiere del Brasile Campione del Mondo 2002).

- “Tranne il portiere Kahn, se uno li mette tutti in un sacco e comincia a colpirlo a caso, sicuramente qualcuno va a meritarsi un bel colpo” (Franz Beckenbauer sulla performance della Germania durante il Mondiale 2002).

- “Il portiere Chilavert prepara le partite eccitando un poco i suoi compagni. Se non esistesse lui, di cosa potremmo parlare?” (il difensore spagnolo Ivan Helguera, prima di affrontare il Paraguay nel girone eliminatorio).

- “¡Por España, cojones!” - questa la lasciamo tradurre ai lettori! (il tecnico spagnolo José Antonio Camacho, rivolgendosi ai suoi giocatori prima di entrare in campo a ogni partita).

- “Chi crede tra i presenti che il Giappone andrà a vincere il Mondiale? Colui che lo crede alzi la mano. Che cosa? Nessuno? Ma tutti devono alzare la mano!” (Philippe Troussier, allenatore del Giappone prima di affrontare il Belgio nel girone eliminatorio).

- “Questo arbitraggio è stato perfetto, uno dei migliori della mia vita” (l’arbitro Gamal Al-Ghandour, riferendosi al suo arbitraggio nel quarto di finale tra la Corea del Sud e Spagna, durante il quale annullò due goal regolari, dando sempre la colpa ai suoi guardalinee).

- “Prima del Mondiale entrai in una chiesa per parlare con Dio. Mi chiese: Cosa vuoi, Bora? E ho io risposi: Segnare come la Francia!. E Dio mantenne la parola. Nel Mondiale 2002, Francia e Cina furono le uniche due squadre a non segnare nemmeno un goal. Però io mi riferivo a realizzare come la Francia fece 1998!” (l’allenatore serbo Bora Milutinovic, alla guida della Cina 2002).

- “Non è la fine del mondo!” (Mohamed Al Deayea, portiere dell’Arabia Saudita, dopo aver subito otto gol contro la Germania alla partita d’esordio).

- “Durante la guerra del 1950-1953, la Turchia sacrificò un migliaio di soldati turchi per difendere i coreani. E la scorsa notte un coreano ha ucciso settanta milioni di turchi” (Hakok Ulusoy, presidente della Federazione turca, dopo la gara Brasile-Turchia in cui la Selecao vinse 2-1 con un rigore dubbio decretato dall’arbitro coreano Kim Young Joo).

- “Andate e conquistate il mondo” (Abdoulaye Wade, Presidente del Senegal, in un discorso ai giocatori della sua Nazionale prima di partire per il Mondiale asiatico).

Perle Mondiali (USA 1994)

di Stefano Sette
- “Dio è bulgaro, ora la vostra fortuna finirà, e io non sbaglierò” (Hristo Stoickov alla vigilia della semifinale Bulgaria-Italia).
La partita fu vinta dall’Italia per 2-1, ma i Bulgari recriminarono per un calcio di rigore non concesso dall’arbitro francese Joel Quiniou. In conferenza stampa, quando i giornalisti chiesero provocatoriamente a Stoickov se Dio era ancora bulgaro, l’attaccante rispose: “Dio è ancora bulgaro, ma l’arbitro purtroppo era francese”.

mercoledì 30 giugno 2010

La quarta meraVILLA

di Simone Lo Giudice
La proteggerà dalle paure delle ipocondrie: il belloccio David Villa ha preso una Roja per i capelli tra un passato balbettante e un futuro lussureggiante. Spagna e Portogallo se le sono date di santa ragione, lo spettacolo è rimasto in platea, ma il capocannoniere mondiale ha bruciato l'erba come sempre. La sua quarta meraVILLA stende gli avversari e proietta la regina d'Europa ai quarti di finale. Ci sarebbe una posizione sospetta al momento della conclusione, ma sarebbe un'alibi troppo fragile per il vulnerabile CR7. Cristiano Ronaldo ha mancato l'appuntamento al Mondiale sudafricano, afflitto dalla rooneyte: tanto rumore fuori dal campo, poca sostanza dentro il campo. La Spagna fa il suo, cioè manda in scena Villa. Occhio alla Roja: tanto fascinosa quanto malefica. Ma non ditelo all'allenatore Del Bosque: se no Vicente!

CHE paraGUAI PER IL GIAPPONE!

di Simone Lo Giudice
Un'attesa sospirata per una vita e rimasta distante 11 metri. Dopo un incalzante girone eliminatorio, l'Honda giapponese si è infranta sullo scoglio paraguaino al termine di una sfida estenuante. 90 minuti sono insufficienti, i supplementari mettono paura, i rigore irrigidiscono il fiato. Ci pensa il bomber Oscar Cardozo a porgere il fazzoletto alle lacrime nipponiche, capitalizzando al meglio l'errore precedente del povero Yuichi Komano. A Pretoria i rigori parlano paraguaiano: 5-3 per i ragazzi di Gerardo Martino e ai quarti sbarca anche la quarta squadra latino-americana in lizza per il titolo Mondiale. Cancellato il continente asiatico tra ambizione e impotenza. Per il giapponese Takeshi Okada resta la soddisfazione di aver eguagliato il record firmato dal francese Philippe Troussier nel Mondiale 2002. La maledizione degli ottavi di finale: CHE paraGUAI PER IL GIAPPONE!

martedì 29 giugno 2010

BRASIL es invenCIbLE

di Simone Lo Giudice
Tre squilli di tromba. Il Brasile dunghesco prosegue la sua marcia finale, scansando ai suoi lati le critiche mediatiche. L'ardore cileno è presto destinato a infrangersi sul muro tecnico brasiliano. Apre le danze l'insolito Juan, che infila di testa un perfetto calcio d'angolo scagliato dalla destra. Luis Fabiano non perde il filo del discorso: 2-0 e quarto di finale distante appena tre quarti d'ora. Nel secondo tempo c'è spazio anche per la firma del vaporoso Robinho, al primo goal sudafricano. BRASIL es invenCIbLE: aspettando l'Olanda robbeniana per un suggestivo revaival di una gara mondial-novecentesca. 7 Luglio 1998 in terra francese: il Brasile di Ronaldo Senior ha appena obliterato il biglietto per la finalissima, a discapito dell'Olanda degli storici gemelli. Dunga e van Marwijk hanno disciplinato due scuole pallonare tanto attacco e poca difesa. Quanto tempo ci separa da quella serata francese.

Le tecnologie arbitrali e i luddisti del calcio

di Riccardo Carcano Casali
Dopo gli incredibili errori arbitrali che hanno penalizzato Inghilterra e Messico negli ottavi di finale, ecco che Blatter, numero uno della FIFA, decide di riaprire il dossier sull’uso delle tecnologie per l’arbitraggio. Era ora. Il supporto tecnologico è necessario perché simili scandali non facciano più storia. Eppure c’è già un nutrito gruppo di luddisti (termine nato nel Settecento per indicare coloro che sono avversi alla meccanicizzazione tecnologica) pronti a criticare questa riapertura. Le loro ragioni? Rallentamento del gioco, perdite di tempo, tecnologie ancora non sufficientemente sicure. Forse quello che li spaventa è che una macchina possa decidere i destini delle loro squadre. Quest’idea di perfezione toglie il piacere masochistico del torto subito, dell’orgoglio ferito da vendicare che rende il tutto eroico. Il loro errore sta nel non comprendere che l’apporto tecnologico deve essere dosato come un utile complemento, e non come un sostituto dell’arbitro, che è comunque colui che prende la decisione e si assume la responsabilità finale di eventuali errori. È vero che un impiego massiccio delle tecnologie sarebbe deleterio (non si può pensare di utilizzare la moviola per ogni singolo fallo, o fermare un’azione per fallo per poi scoprire che si è preso un granchio), ma dobbiamo fare lo sforzo di cedere un po’ di competenza nelle mani delle macchine, che un aiuto, specialmente per i famigerati e i più ingiusti “gol fantasma”, lo possono dare eccome.

lunedì 28 giugno 2010

VOLAnda ai quarti

di Simone Lo Giudice
L'arancione spopola sulla tavolozza sudafricana. La terra dei Boeri fa chiudere gli occhi alla truppa di Bert van Marwijk, sognando la finalissima mondiale. Nel pomeriggio orfano dell'Italia suicida, ci pensa ALIEN Robben a rapire l'attenzione terrestre: sinistro preciso scagliato al limite dell'area di rigore slovacca e vantaggio messo in cassaforte. I ragazzi di Marek Hamsik provano a impensierire la porta arancione, ma il portiere Stekelenburg legittima il titolo di olandese volante. A chiudere il discorso qualificazione ci pensa il genietto Wesley Sneijder, che finalizza al meglio un traversone radente in area di rigore e messo dentro dallo stakonovista Dirk Kuyt. Per i nostri giustizieri slovacchi, registriamo la soddisfazione di un rigore trasformato dal sorprendente Robert Vittek all'ultimo pallone giocabile. Aspettando il latinissimo Brasile-Cile di questa sera, gli Olandesi già festeggiano. VOLAnda ai quarti: in vista semifinale, in rotta finalissima.